Cosa vedere a Lomé e dintorni in 2 giorni, nella Regione Marittima

Giu 5, 2020 | Africa, Togo, Viaggi

Caro viaggiatore, in qualunque modo tu decida di raggiungere la capitale togolese, assicurati che il tempo che intendi dedicare alla visita di Lomé e dei suoi dintorni sia di almeno due giorni. E’ questo, bene o male, il lasso di tempo che occorre per entrare in sintonia, seppure in maniera un po’ frenetica, con la Regione Marittima, il cuore pulsante del Paese. Tuttavia, se hai dubbi su cosa vedere in città o desideri avere delucidazioni a riguardo, nell’articolo che segue troverai alcune dritte utili alla tua causa.

lomé e il suo mercato: il grand marchè

Fondata nel’700 dagli Ewe, Lomé è una città caratterizzata da numerosi viali trafficati, ampie rotonde, piazze ed edifici che ospitano banche, uffici, alberghi di lusso e istituzioni governative. Ma è soprattutto il centro amministrativo e industriale del paese, nonché la sede di un grande porto.

A ridosso del centro, a pochi passi da Boulevard de la Republique, il lungomare che separa l’agglomerato urbano dal Golfo di Guinea, tra gli stretti vicoli del quartiere di Assigamé, si fa largo il Grand Marché, un pittoresco mercato che si snoda attorno alla Cattedrale del Sacro Cuore, un edificio in stile gotico dai colori bianco e rosso la cui costruzione, risalente ai primi anni del’900, rievoca il periodo della colonizzazione tedesca.

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Statuine in legno, piccoli strumenti musicali e altri manufatti esposti in una bancarella al Grand Marché

Avvolto in una giungla di odori nauseabondi provenienti da merci deperite esposte al sole, voci frastornanti e suoni del djembé riprodotti da mani esperte, il Grand-Marché, ogni giorno, è preso d’assalto da un numero incalcolabile di persone. Con la scusa di fare la spesa, tutti o quasi vi si recano per perdersi in chiacchiere o in inutili pettegolezzi con conoscenti e amici. Eppure un motivo valido per il quale visitarlo ci sarà, non ti pare?

Il motivo è infatti rappresentato dalle decine e decine di allettanti bancarelle che lo compongono, tutte strabordanti di merce di ogni tipo e forma: dai generi alimentari ai capi d’abbigliamento, dai souvenir ai cosmetici naturali, dai gioielli a basso costo alla tecnologia più spicciola. II fiore all’occhiello però, soino i batik, dei rettangoli di stoffa dai colori sgargianti sui quali, dipinte a mano, sono raffigurate scene di vita quotidiana e i pagnes, degli abiti leggeri che vengono solitamente utilizzati come gonna o turbante.

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I pagnes – PhotoCredits @Africanway

Quindi, se adori frugare nelle bancarelle, sai già dove andare a parare. Dopodichè mescolati alla gente e inizia a curiosare qua e là, in attesa che venditori ambulanti goliardici, dotati di un’instancabile” parlantina e per questo capaci di rifilarti mercanzia cinese spacciata per “made in Africa”, ti si avvicinino con l’intenzione di dare vita a snervanti contrattazioni che si concludono, il più delle volte, con un sempice “nulla di fatto”.

Tuttavia, nel caso non trovassi un oggetto di tuo gradimento o ti dovessi stancare del rumore assordante provocato dalla folla, sei sempre in tempo ad allontanarti a bordo di una moto-taxi e raggiungere, a 2 km di distanza dal mercato, la quieta Place de l’Independence, la piazza circolare che ospita l’omonimo monumento eretto in ricordo dell’indipendenza ottenuta dal Togo nel 1960.

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Il Monumento all’Indipendenza a Lomé – PhotoCredits @officek_ki

cosa vedere nei dintorni di lomé: il mercato dei feticci

Il labirintico Grand Marché non è tuttavia l’unico mercato in cui avrai modo di dare libero sfogo al portafogli. Nel sobborgo di Akodessewa, infatti, Lomé ospita il Mercato dei Feticci più grande del mondo, un luogo stravagante in cui potrai ammirare un numero spropositato di teste essiccate di scimmie, coccodrilli, cani, antilopi e pelli di serpenti. Si tratta dei feticci, degli oggetti rivestiti di sacralità che vengono utilizzati per compiere i riti vudù. Hai mai sentito parlare di questo genere di riti?

Associati erroneamente alla magia nera, i riti vudù sono parte integrante della religione vudù, un insieme di credenze e di riti dai caratteri esoterici e sincretici nato in Benin e diffusosi, col passare del tempo, anche in diversi territori degli Stati Uniti. Ma proviamo a vedere insieme, da vicino, di cosa si tratta e come, a grandi linee, questi riti vengono svolti.

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Feticci al Mercato di Akodessewa – PhotoCredits @Africanway

Colui il quale si sottopone alla pratica di un rituale vudù, è una persona affetta da problemi di salute o alle prese con difficoltà economiche o di concepimento di un figlio. Con l’intento di trovare una soluzione ai propri grattacapi, la stessa si rivolge ad un sedicente sacerdote-guaritore, l’unico soggetto in grado di esaudire, stando alle dicerie, la sua richiesta di aiuto.

Per compiere il rito, dunque, la procedura vuole che il sacerdote incida dei tagli sulla schiena o sul petto del malato, individui quindi il feticcio più appropriato alla risoluzione del problema, lo trituri, lo mischi alle erbe medicinali e infine lo metta sul fuoco in modo tale che il tutto si riduca ad una polvere curativa che verrà prima spalmata sulla schiena, poi all’interno delle ferite.

Il giorno in cui anch’io mi recai al Mercato dei Feticci, lo feci in compagnia dell’amico Didier. Ricordo che fu lui a suggerirmi di acquistare un amuleto portafortuna. A distanza ormai di qualche anno, sai che sono ancora in attesa dei suoi presunti effeti benefici?

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Oggetti e manufatti utilizzati per i riti vudù – PhotoCredits @Africanway

escursione a togoville, una tranquilla cittadina affacciata sul lago togo

Situata a 50 km da Lomé e una manciata dall’Oceano Atlantico sorge, affacciata sulla sponda settentrionale del Lago Togo, la tranquilla cittadina di Togoville. Famosa per le sue pratiche vodoo, Togoville è la meta ideale per un’escursione in giornatalontano dal continuo trambusto inferto dalla capitale.

Raggiungibile su strada o a bordo di una piroga, un’imbarcazione a remi in legno simile ad una canoa, Togoville possiede un passato storico di tutto rispetto. Fu qui infatti, nel 1884, che l’esploratore tedesco Gustav Nachtigal stipulò, con il Re Mlapa III, un trattato di pace che decretò la sovranità della Germania sui territori circostanti. Quegli stessi territori che, da quel momento in poi, presero il nome di Togoland.

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Una piroga sovraffollata in navigazione sul Lago Togo

Disseminata di feticci che attestano la presenza della religione vudù, Togoville ospita un importante Centro Artigianale e il Santuario dedicato alla Vergine Maria, un edificio che fu fatto costruire nel 1910 dai tedeschi, nel punto esatto in cui si dice che la stessa apparve ad una ragazza del luogo nel 1970. Un evento questo, che spinse l’allora Papa Giovanni Paolo II a recarsi in Togo per visitare la cattedrale e celebrare, per la prima volta, la messa dinanzi ad un popolo di “fede” animista.

Ancora oggi, di quell’escursione a Togoville, durante la quale mi resi protagonista di un simpatico aneddoto, custodisco un piacevolissimo ricordo legato all’ncontro con Antoinette, un’intraprendente signora togolese con la quale strinsi un’amicizia indissolubile. E non poteva essere altrimenti dato che Antoinette risiede abitualmente a Imola, un comune della città metropolitana di Bologna situato ad un tiro di schioppo da dove vivo io. E’ proprio vero che il mondo è piccolo!

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Didier all’interno del santuario di Togoville, dedicato alla Vergine Maria

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Mi chiamo Simone Gentilini e sono un bolognese DOC nato nel novembre del 1974. Il 4 per essere precisi, la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze armate, quella che un tempo era una festa sentita ma oggi un giorno qualsiasi presente sul calendario.
Nella vita svolgo un fricandò di attività che, seppur con qualche affanno di troppo, mi consentono di vivere la mia vita in maniera dignitosa.
Sono un operatore socio sanitario, un insegnante di lingue straniere e un accompagnatore turistico.

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