Toubab Dialaw, Senegal: come passare il tempo in un villaggio di pescatori

Feb 1, 2021 | Africa, Senegal, Viaggi

Oggi, caro viaggiatore, ho deciso di portarti a Toubab Dialaw, un villaggio di pescatori dai toni romantici nel quale decisi di trascorrere i miei primi due giorni di permanenza in Senegal. Di Toubab Dialaw, non mi vergogno a dirlo, mi innamorai follemente al punto da ritornarci, nel 2019, per dare inizio ad una nuova avventura nel Paese della teranga, alla scoperta di luoghi a me ancora sconosciuti.

Situato lungo la Petite Cote, un fazzoletto di costa affacciata sull’Oceano Atlantico che si estende per circa 100 km a sud di Dakar, Toubab Dialaw dista poco più di 40 km dalla capitale ed è facilmente raggiungibile in 30 minuti in auto dal nuovo Aeroporto Internazionale Blaise Diagne, inaugurato nel dicembre del 2017 a Ndiass, un villaggio rurale posto nelle sue immediate vicinanze.

Frequentato sia dai Dakarois (vengono chiamati così gli abitanti di Dakar) che da espatriati in cerca di un luogo tranquillo in cui trascorrere alcuni momenti di relax o gli anni floridi della beneamata pensione, Toubab Dialaw è caratterizzato da una lunga spiaggia di sabbia fine, basse scogliere e splendidi paesaggi a perdita d’occhio. La grossa roccia prospiciente il ristorante Le Rocher Chez Nabou, un locale alla mano nel quale è possibile gustare ottimi piatti locali, tra cui i deliziosi calamares sautés à l’ail (calamari all’aglio saltati) e bere una gelida Gazelle, è il suo marchio di fabbrica, l’elemento che lo rende riconoscibile e al tempo stesso lo differenzia dai vicini villaggi di Kelle, Niangal e Yenne e dalla più selvaggia e quieta Popenguine.

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La spiaggia di Toubab Dialaw con il suo roccione

Se credi però che Toubab Dialaw sia un villaggio di pescatori qualunque, uno dei tanti in cui passare il tempo camminando a piedi nudi in riva al mare, ammirando incantevoli tramonti oppure osservando il viavai di piroghe dai colori accesi e variopinti, ti sbagli di grosso. Nulla ti vieta, infatti, di assistere ad uno degli innumerevoli spettacoli folkloristici allestiti sulla spiaggia o presso le strutture alberghiere presenti al villaggio (tra queste ci sono La Mimosa, nella quale alloggiai io e il rinomato Sobo Badé) in cui vedrai danzatori pirotecnici esibirsi accompagnati dal suono del tam-tam, un tamburo senegalese.

Grazie alla lungimiranza di Gerard Chenet, un personaggio carismatico di origine haitiane trasferitosi a Toubab Dialaw alla fine degli anni’70, il villaggio, da più di 40 anni, è infatti una roccaforte per artisti e musicisti bohemien.

Il merito di Gerard, poeta, scrittore ed intellettuale, tuttora vivo e vegeto, è stato quello di aver saputo trasformare il Sobo Badè, una semplice struttura alberghiera a picco sul mare, in “stile Gaudì”, in un centro culturale di eccellenza nel quale, ad oggi, si tengono corsi di musica, danza, pittura e scultura, accessibili a tutti. Dalla fine degli anni’90, inoltre, Toubab Dialaw è sede dell’Ecole des sables, un centro internazionale di danza africana contemporanea, gestita da Germaine Acogny, una coreografa di origini beninesi.

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Con Mouhamed, il proprietario dell’albergo La Mimosa

come passare il tempo a toubab dialaw: L’INCONTRO COn UNA FAMIGLIA locale

A Toubab Dialaw, come vedi, le opzioni su come decidere di passare il proprio tempo non mancano. Io, dopo essermi intrattenuto con alcuni bambini sulla spiaggia, approfittai dell’ospitalità offerta da una famiglia locale, per assaggiare deliziosi piatti locali ed entrare nel vivo della cultura senegalese. Ti confesso che non mi sarei mai aspettato di iniziare il mio viaggio in modo così raggiante! Quindi, se hai un attimo di tempo da dedicarmi, avrei piacere di spiegarti, per filo e per segno, come sono andate le cose. Intanto io inizio!

Non appena giunsi all’aeroporto Blaise Diagne, a notte fonda, presi un taxi privato (15.000 cfa) e raggiunsi l’albergo La Mimosa, una struttura sobria e accogliente di proprietà del giovane italo-senegalese Gennaro Mouhamed Cianciullo e della moglie Faly. Nel tentativo di recuperare quelle poche ore di sonno che mi dividevano dall’alba di un sabato mattina tutto africano, stremato, mi gettai subito tra le braccia di Morfeo. Poche ore dopo, alzatomi assonnato, mi presentai alla giovane coppia e dopo aver rimpinzato il mio stomaco bofonchiante con l’ottima colazione a base di pane, burro e succo di mirtilli, preparata da Mouhamed, mi diressi verso la spiaggia.

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La simpatica Adama con i suoi souvenir

Impreziosita dalla presenza di Adama, una simpatica venditrice di souvenir a cui è difficile sottrarsi e da alcuni cani randagi distesi al sole, la spiagga di Toubab Dialaw è un infinito susseguirsi di campi di calcio dalle forme irregolari (provvisto di porte in legno e linee tracciate alla meno peggio sulla sabbia), gremiti di bambini e ragazzi urlanti che giocano a pallone.

In più di un’occasione, chiacchierando con alcuni di loro, al grido di “Toubab! Toubab! Ballon! Ballon!” mi fu scherzosamente intimato di comprarne loro diversi. Pur volendo accontentarli, se avessi dato ascolto alle loro richieste e avessi acquistato un pallone per ogni bambino incontrato cammin facendo, mi sarei trovato al verde in men che non si dica.

Nei pressi di Kelle, dopo quasi 3 km di intensa e spensierata passeggiata, mentre ero intento ad osservare alcuni pescatori recuperare le reti al rientro da una battuta di pesca, mi si avvicinò Aliou, un signore balbuziente e con uno strano berretto di lana in testa.

Dopo avermi presentato ad alcuni bambini incuriositi dalla mia presenza ed avermi chiesto cosa ci facessi da quelle parti, mi invitò a pranzo a casa sua dove, insieme a sua moglie e alla figlia, mangiammo un delizioso thiebou guinar, un piatto a base di riso e pollo e bevemmo ataya, il tè alla menta, prima di sdraiarci a terra davanti ad un residuato bellico a tubo catodico per assistere ad un incontro di lotta senegalese, lo sport nazionale.

Tra una pausa e l’altra, Aliou mi raccontò del suo lavoro di pescatore andato perso e di una figlia, la sua, che allo scoccare dei suoi diciotto anni, non aveva ancora ricevuto un’istruzione, nè tantomeno trovato un marito. Tuttavia, sapendo di non poter assimilare la storia della sua vita in un intero pomeriggio, insieme decidemmo di rimandare la conversazione al giorno seguente, nel quale Aliou si dedicò alla preparazione di 1 kg di pesce fresco che avevo appena acquistato per pochi franchi CFA al mercato di Yenne e del quale mi cibai, mio malgrado, con tanto di viscere.

In attesa di ringraziare per l’ospitalità ricevuta e rientrare in albergo per rifarmi la bocca con un bel piatto di crevettes sautées, mi adagiai su di un’amaca ad ascoltare il “canto” del muezzin che richiamava i fedeli alla preghiera.

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Ritratto con Aliou e sua filgia a pranzo

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Mi chiamo Simone Gentilini e sono un bolognese DOC nato nel novembre del 1974. Il 4 per essere precisi, la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze armate, quella che un tempo era una festa sentita ma oggi un giorno qualsiasi presente sul calendario.
Nella vita svolgo un fricandò di attività che, seppur con qualche affanno di troppo, mi consentono di vivere la mia vita in maniera dignitosa.
Sono un operatore socio sanitario, un insegnante di lingue straniere e un accompagnatore turistico.

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