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COSA VISITARE A LOME’ E DINTORNI IN 2 GIORNI

Che decidiate di raggiungere Lomé via terra, di ritorno da un viaggio avventuroso effettuato nei Paesi limitrofi quali il Ghana o il Benin o vi atterriate appositamente per dare inizio proprio da qui alla vostra spedizione in Africa, non ha importanza. Quel che conta è che dedichiate almeno un “briciolo” del vostro tempo alla visita della capitale togolese e dei suoi dintorni. Se non avete idea di cosa visitare a Lomé, quanto tempo fermarvi e dove soggiornare, vi suggerisco intanto di compiere una sosta in città di 2 giorni, un lasso di tempo che ritengo sufficiente per entrare in sintonia, seppure in maniera un pò frenetica, con la Regione Marittima, il cuore pulsante del paese. 

Il fatto che abbia trascorso gran parte del mio soggiorno in famiglia potrebbe indurvi a pensare che non sia in grado di consigliarvi un hotel decente nel quale trovare un’adeguata sistemazione per la notte. In effetti, a pensarci bene, avete pienamente ragione. Sapete che cosa vi dico allora? Focalizzate la vostra ricerca nell’area che circonda il Grand Marchè, l’attrazione di maggior richiamo turistico della città. In quella zona, il numero delle strutture ricettive presenti è elevato e vi sono prezzi adatti a tutte le tasche.

Fondata dagli Ewe verso la fine dell’800, la caotica e disordinata Lomé è una città caratterizzata da numerosi viali trafficati, ampie rotonde, giardini curati, piazze ed edifici di stile coloniale che si mescolano ad altri più moderni che ospitano banche, uffici, alcuni alberghi di lusso e istituzioni governative. Ma è, innanzitutto, il centro amministrativo e industriale del paese, nonchè la sede di un grande porto.

IL MERCATO: IL GRAND MARCHE’ 

A ridosso del centro, a pochi passi da Boulevard de la Republique, il lungomare che separa l’agglomerato urbano dal Golfo di Guinea, tra gli stretti vicoli del quartiere di Assigamé si fa largo il Grand Marché, un pittoresco e animato mercato che si snoda attorno alla Cattedrale del Sacro Cuore, un edificio in stile gotico dai colori bianco e rosso la cui costruzione, risalente ai primissimi anni del’900, rievoca il periodo della colonizzazione tedesca.

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Un batik al Grand Marché

Avvolto da una giungla di odori sgradevoli provocati dal deperimento di merci esposte al sole, di voci frastornanti e suoni di djembé riprodotti da mani esperte, il mercato, ogni giorno, è preso d’assalto da un numero incalcolabile di gente. Del resto, un motivo valido per il quale visitarlo ci sarà, non vi pare?

Le decine e decine di bancarelle che lo compongono strabordano infatti di generi alimentari, capi di abbigliamento, artigianato africano, cianfrusaglie, gioielli, cosmetici a basso costo che sono in grado di attirare anche l’attenzione del più disinteressato dei visitatori

I tessuti poi, quelli dai colori sgargianti come i batik, dei rettangoli di stoffa sui quali sono raffigurate, dipinte a mano, scene di vita quotidiana locale e i pagnes, degli abiti leggeri utilizzati anche come gonna o turbante, ne sono senza dubbio il fiore all’occhiello.

Se adorate frugare nelle bancarelle, intrufolatevi ed iniziate a curiosare qua e là. Sarete accolti da venditori ambulanti goliardici, astuti, dotati di un instancabile “parlantina” e per questo capaci di rifilarvi anche mercanzia cinese spacciandola per “made in Africa”. Attenzione però, non tutti i venditori si comportano allo stesso modo!

Tuttavia, nel caso diffidiate di un’imitazione e siate in grado di riconoscerla, declinate l’nvito all’acquisto e, allontanandovi con il sorriso sulle labbra a bordo di una moto taxi, dirigetevi, ad un paio di chilometri dal mercato, verso il Monumento dell’indipendenza, un’opera ospitata sull’omonima piazza circolare dedicata all’indipendenza del Togo ottenuta nel 1960. Lì, indisturbati, per qualche frazione di secondo starete in pace.

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Il Monumento all'Indipendenza a Lomé

IL MERCATO DEI FETICCI DI AKODESSEWA

Il labirintico Grand Marché non è tuttavia l’unico mercato all’interno del quale avrete modo di dare libero sfogo al portafogli al fine di acquistare i “trofei di viaggio” che più vi ispirano o semplicemente per ammirare alcuni souvenirs dei quali probabilmente non ne immaginavate nemmeno l’esistenza.

Nel sobborgo di Akodessewa infatti, Lomé ospita il Mercato dei Feticci più grande del mondo, un luogo stravagante e bizzarro in cui troverete disposta in maniera ordinata su diversi banchetti un’immensa gamma di teste essiccate di scimmie, coccodrilli, cani, antilopi e pelli di serpenti. Si tratta dei cosiddetti feticci, ossia di oggetti rivestiti di sacralità che vengono utilizzati per compiere i riti vudù. Avete mai sentito parlare di questo genere di riti?

Associati erroneamente alla magia nera, i riti vudù sono parte integrante della religione vudù, un insieme di credenze e di riti dai caratteri esoterici e sincretici nato in Benin e diffusosi, oltre che in alcuni paesi dell Africa Occidentale tra i quali anche il Togo, in diversi territori del continente americano. Ma proviamo a vedere da vicino di cosa si tratta e come, a grandi linee, si svolgono.

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Feticci al Mercato di Akodessewa

Coloro i quali si sottopongono alla pratica di un rituale vudù sono persone affette da problemi di salute, alle prese con difficoltà economiche o di concepimento di un figlio, le quali, nell’intento di trovare una soluzione ai propri grattacapi, si rivolgono ad un sedicente sacerdote-guaritore, l’unica persona che è in grado, stando alle dicerie e alla tradizione, di soddisfare le loro richieste di aiuto.

Notoriamente, il sacerdote, prima incide dei tagli sulla schiena o sul petto del malato poi, una volta che ha individuato il feticcio più appropriato alla risoluzione del problema, lo tritura, lo mischia alle erbe medicinali e lo mette sul fuoco in modo tale che il tutto si riduca in una polvere curativa da spalmare prima sulla schiena, poi all’interno delle ferite della persona malata. A quel punto, i giochi sono fatti: il rituale è sostanzialmente compiuto.

L’unica volta che mi recai al Mercato dei Feticci ero in compagnia dell’amico Didier il quale, nel presentarmi ad uno dei santoni che erano intenti a preparare pozioni magiche da distribuire a qualche avventore in cerca di aiuto, mi suggerì di acquistare un amuleto in grado di proteggermi dalla sfortuna. Sapete che sono ancora in attesa dei suoi presunti effeti benefici?

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Oggetti e manufatti utilizzati per i riti vudù

ESCURSIONE A TOGOVILLE, UNA TRANQUILLA CITTADINA AFFACCIATA SUL LAGO TOGO

Situata a 50 km da Lomè, sorge, affacciata sulla sponda settentrionale el Lago Togo, lontana dall’inarrestabile trambusto quotidiano inferto dalla “movida” che anima la capitale e ad una manciata dall’Oceano Atlantico, la tranquilla cittadina di Togoville, una meta ideale per chi desidera fare un’escursione rigenerante in giornata.

Raggiungibile su strada o a bordo di una piroga, un’imbarcazione a remi in legno simile ad una canoa, Togoville possiede un passato storico di tutto rispetto. Fu qui infatti, nel 1884, che l’esploratore tedesco Gustav Nachtigal stipulò con il Re Mlapa III un trattato di pace che sancì la sovranità della Germania sui territori circostanti, quelli che da quel momento in poi presero il nome di Togoland.

Nonostante sia disseminata di feticci che testimoniano l’importanza dell’onnipresente religione vudù, non appena sarete sbarcati sul molo, a Togoville noterete, oltre alla presenza di un Centro Artigianale degno di nota, il Santuario dedicato alla Vergine Maria, un edificio che fu fatto costruire dai tedeschi nel 1910 nel punto esatto in cui la stessa apparve ad una ragazza del luogo nel 1970. Un evento, questo, che spinse l’allora Papa Giovanni Paolo II a recarsi in Togo, visitare la cattedrale e celebrare per la prima volta la messa, si vocifera, dinanzi ad un popolo di “fede” animista.

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Didier all'interno del Santuario dedicato alla Vergine Maria

Tanto per cambiare, ebbi anch’io modo di fare una toccata e fuga a Togoville. Di quel giorno, custodisco un piacevole ricordo legato alla ascita di un’amicizia, tuttora permanente, con Antoinette, un’intraprendente signora togolese sulla sessantina che guarda caso risiede a Imola, una cittadina situata ad una trentina di chilometri da dove abitualmente risiedo io. Com’è piccolo il mondo, vero?

Se, a conti fatti, ritenete che i due giorni che vi ho virtualmente messo a disposizione per visitare la città siano pochi, potete aggiungerne un altro e, pernottando in una delle struttre presenti nei pressi di Togoville ad esempio, potreste fare un salto, sempre a bordo di una piroga, ad Agbodrafo una pacifica località balneare in cui avrete modo di trascorrere akcune ore di relax distesi al sole. Che ne dite, l’idea stuzzica la vostra fantasia?

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Una piroga sovraffollata sul Lago Togo
Simone
Simone
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