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SOSTEGNO SCOLASTICO A DANYI HI HEATRO: CURIOSITA’ DA UN VILLAGGIO AFRICANO

Avete presente uno di quei luoghi sperduti dei quali è persino difficile reperire informazioni in internet? Ecco, Danyi Hi Heatro, il villaggio nel quale presi parte ad un progetto di sostegno scolastico, è proprio uno di quelli.

Il villaggio, un’invisibile oasi di pace dove la tranquillità regna sovrana, sorge tra i fitti terreni boschivi della regione degli altopiani, una delle più rigogliose del paese. Nei dintorni c’è poco o nulla, nemmeno i cartelli stradali che indicano la strada da percorrere per raggiungerlo. 

Ad eccezione del vicino villaggio di Dzogbegan, il quale quale ospita la graziosa Abbazia dell’Ascensione, la città più vicina, a 80 km di distanza, è Kpalimé, un’importante crocevia di avventurosi viaggiatori diretti verso nord nella Valle dei Tamberma. 

Circondata da verdi e lussureggianti colline da cui emergono piantagioni di cacao e caffè, Kpalimé, oltre a vantare uno dei mercati più affollati e frequentati del paese, rappresenta una base di partenza ideale per itinerari di trekking a piedi nei pressi del Monte Agou, che con i suoi quasi mille metri di altezza costituisce la vetta più alta del paese e del Monte Klouto

Semmai doveste transitare da queste parti, pernottate almeno una notte all’albergo La Paillotte, una graziosa e spartana struttura gestita da Eric e Marie. Avrete modo di gustare ottimi piatti locali a prezzi modici, di riposarvi dalle fatiche accumulate durante gli spostamenti e di recarvi n visita, ad un’ora di auto dalla città, alle suggestive Cascate di Kpimé. 

Nel caso abbiate sia il tempo che la voglia, salutatemi di persona les villageois di Danyi Hi Heatro. Suppongo conservino ancora piacevoli ricordi legati alla mia esperienza!

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Una donna del villaggio

QUELLA CALOROSA ACCOGLIENZA AL VILLAGGIO

A fronte dei 180 km percorsi, mi ci vollero poco più di quattro ore di viaggio per raggiungere il villaggio di Danyi Hi Heatro. 

Ad attendermi al varco, radunata per l’occasione sul manto erboso di un campo di calcio, c’era una folla scalpitante composta in gran parte da bambini in festa.

Scendere dal veicolo, lo ammetto, fu davvero commovente. In mezzo a quella frotta di marmocchi esuberanti, ci fu chi sgomitò perchè moriva dalla voglia di accovacciarsi sulle mie ginocchia, chi di essere preso in braccio e chi di scattare una fotoricordo. Mai e poi mai mi sarei aspettato di ricevere un’accoglienza così calorosa.

In quel frangente, mi tornarono in mente alcuni momenti legati alla mia infanzia, quelli in cui ero solito andare a caccia di autografi di calciatori. Per un attimo, a parte invertite, mi parve di rivestire quel ruolo, il cui unico obiettivo era quello di compiacere con abbracci, sorrisi e carezze tanti piccoli fans. 

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A lezione insieme ai maestri

Tra le tante persone ad attendermi c’era M.Gagnon, colui il quale fece le veci dell’associazione e mi procurò un tetto sotto il quale dormire. Alto quasi due metri, con una moglie e undici figli a carico, M.Gagnon era il proprietario di una “villetta” dotata di un generatore elettrico che entrava in funzione al calar del sole e il titolare di un baracchino collocato in posizione strategica all’entrata del villaggio. 

Nell’arco di pochi giorni ebbi la fortuna di conoscere, uno ad uno, tutti i membri dellla comunità. Strinsi persino la mano al capo villaggio, un signore anziano che, a causa di una grave malattia, ci lasciò presto.

Avulso dal traffico e dalla frenesia che angoscia i grandi centri urbani, Danyi Hi Heatro è popolato da anime genuine ricche di tradizioni, gente che ammazza il tempo a giocare a carte, vendere frutta e accudire i figli, in attesa che la vita, quella lenta e grama che conducono abitualmente, di punto in bianco dia una svolta alle loro esistenze.

Alcune case costruite con paglia, fango e argilla, una chiesa, una scuola e un campo di calcio erano tutto ciò di cui gli abitanti andavano fieri; per me nulla di più di quello di cui avevo realmente bisogno per vivere.

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Bambini esuberanti a Danyi Hi Heatro

IL PROGETTO DI SOSTEGNO SCOLASTICO: COME APPRENDERE UNA LEZIONE DI VITA 

E fu così che un bel giorno mi trovai a mettere mano al progetto di sostegno scolastico. Il mio compito era quello di fornire un sostegno a tre temerari maestri che, con abnegazione, passione ma scarso materiale didattico a disposizione, facevano di tutto per dare un senso alle spiegazioni impartite ai numerosi studenti del villaggio.

Quattro grandi aule dotate di panchine e tavoli di ripiego, oltre a fungere da luogo di scorribanda per galline, capre e suini, ospitavano un centinaio di studenti di età compresa tra i 5 e i 13 anni i quali, tutti i santi giorni, armati di gessetto, lavagna e uno zainetto gelosamente custodito in spalla, si dirigevano allegramente verso quell’edificio pericolante sprovvisto di bagni che in molti identificavano come una “scuola”. 

Sin dal primo giorno, dopo essermi interfacciato con gli alunni, mi sedetti e da spettatore diligente presi appunti. Sebbene gli orari delle lezioni fossero fittizi e la frequenza apparentemente obbligatoria, tra assenze ingiustificate e defezioni varie, si fece il possibile per mantenere ordine e disciplina. Dopotutto, il ritardo e la mancata applicazione nelle materie oggetto di studio erano puniti con una dolorosa bacchettata sul dorso della mano. Non trovate, in questo, quache analogia con l’Italia di tanti anni fa?

Fu allora che compresi quale fosse, in Africa, il significato alquanto discutbile del termine “rispetto”. Quello stesso rispetto che per gli studenti si traduceva nel dover alzarsi in piedi quando il maestro faceva il suo ingresso in classe o quando, al termine della pausa dalle lezioni, prima di riprendere le proprie postazioni in aula gli studenti erano soliti disporsi come tanti piccoli soldatini in fila indiana.

Iniziai ad insegnare geografia, a dialogare in francese e in italiano. Presto mi accorsi però, che ogni azione, ogni tentativo di impormi risultò vana e inproduttiva. Gli studenti, distratti e incuriositi dalla mia presenza, facevano costantemente orecchie da mercante

Quando, una breve riunione con alcuni membri del villaggio sfociò nella necessità impellente di procedere all’acquisto di materiale scolastico, mi sentii gratificato. Libri a parte, gli studenti ricevettero quaderni, matite, penne per scriverecartine geografiche e metri e metri di kaki, l’uniforme indossata per andare a scuola. Fu questo l’ultimo sussulto prima di dedicarmi ad un’ultima fase esplorativa e fare rientro a casa.

Il progetto di sostegno scolastico al villaggio di Danyi Hi Heatro mi regalò talmente tante emozioni che ancora oggi, nel ricordarle, mi fanno venire i brividi. Bambini, giovani, adulti e anziani contribuirono, ognuno a modo proprio, a rendere superlativa la mia vita trascorsa al villaggio.
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La foto di rito con i bambini a scuola
Simone
Simone
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