VIAGGIO SOLIDALE IN TOGO: LA MIA PRIMA VOLTA NEL CONTINENTE NERO

“Togo, biscottino al cacao o paese africano? Quale dilemma mi sono portato appresso fino al momento esatto in cui, a due mesi dalla partenza, quella strampalata idea di viaggio solidale iniziava a prendere forma. La mia prima volta nel continente nero, come per magia, si concretizzava per davvero…”

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Nel 2014 un viaggio solidale in Togo di tre mesi mi permise di concretizzare un sogno che nutrivo da tempo: volare per la prima volta, laggiù, nel continente nero. Proprio lì, in quella terra piena di contraddizioni che per anni, grazie a documentari e riviste di stampo naturalistico, ho assaporato con sana e giustificata invidia attraverso gli occhi di altri. Molti di voi, perplessi, si chiederanno: ma come mai proprio in Togo?

Quel viaggio fu frutto del caso. O meglio, il giusto compromesso di alcune valide proposte varate da Oikos, l’associazione di volontariato alla quale mi sono appoggiato per partire, ma che per un motivo o per un altro dovetti declinare.

Nel periodo prima della partenza, tra spunti di riflessione personale e chiacchierate tra amici, mi sono spesso domandato cosa mi avesse spinto ad accettare una simile meta. Sconosciuta ai più, tra le più povere sulla faccia della Terra e a bassissima vocazione turistica. A chi potrebbe mai interessare un posto del genere? 

D’altronde – e non è un caso – i tour operators specializzati in viaggi etnico-culturali in quella porzione d’Africa, con l’obiettivo di conferire all’esperienza connotati storico culturali più ampi e variegati, all’interno di un unico tour della durata di 12/13 giorni, offrono l’opportunità di visitare tutto d’un fiato il Togo, il Ghana e il Benin insieme!

Certamente, contattando altre associazioni avrei potuto vagliare soluzioni diverse, ma tergiversare non è mai stato nelle mie corde. Così, a frittata fatta, pensai egoisticamente che il destino avrebbe avuto in serbo una sorpresa ricca di soddisfazioni. 

Intriso di una storia fatta di colonizzazioni e abitato da etnie diverse, il Togo rappresenta, soprattutto per i viaggiatori intraprendenti zaino in spalla, non solo un’appetibile “chicca” fuori dell’ordinario, bensì un’esperienza di vita dai risvolti umani profondi da vivere a tutto tondo. Così come a tutto tondo, del resto, ho avuto la fortuna di viverla io.

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Una piccola venditrice al villaggio di Danyi Hi Heatro

UN’AGOGNATA PARTENZA

Confesso che fissare la data della partenza fu un’agonia. Ci misi un bel pò prima di deciderla, cosa alquanto strana per una persona che, in quel momento, aveva davanti a sé un’infinità di tempo da organizzare come meglio credeva. Si trattò forse di ansia o paura, ma alla fine il “click” della prenotazione aerea arrivò solo quattro giorni prima del decollo, a costi ormai lievitati all’inverosimile. 

A quel punto non mi rimase che acquistare la guida turistica del Togo, leggere ed imprimere nella mente tutto ciò che di rilevante c’era da sapere riguardo la destinazione. Lo scopo, in definitiva, era quello di non risultare molto più impreparato di quanto, in realtà, non lo fossi già.

Il 9 gennaio, giorno della partenza, coincise con il compleanno di mia madre che siamo soliti festeggiare in famiglia. Tuttavia quella volta, date le circostanze, il viaggio ebbe inevitabilmente la priorità sugli affetti. 

“Va e sii felice perchè questo è il più bel regalo che tu mi possa fare”. Furono queste le ultime parole di mia madre prima dei saluti. Parole che sanno di verità, che seppero essere di supporto negli inevitabili momenti di sconforto, momenti che in Togo, ad essere sincero, non ho mai avvertito.

In un freddo giovedì d’inverno, dopo all’incirca nove ore di viaggio estenuante, mi ritrovai catapultato, con in mano due valigie cariche di palloni e una miriade di abiti estivi, in una vera e propria sauna a cielo aperto. Dopo le adrenaliniche avventure vissute in Australia prima e in Ecuador poi, si spalancarono le porte di un nuovo continente invocato a gran voce da tempo.

Grazie all’ospitalità offerta dai membri di Ajvsm, l’associazione partner locale di Oikos in Togo, ebbi la possibilità di calarmi nei meandri dei quartieri polverosi e sgangherati di Lomè per gustarne la vita e osservarne i sorrisi, percepirne le sensazioni, gli odori e i profumi. Ma ebbi innanzitutto il privilegio di partecipare ad un progetto solidale in un villaggio situato in una delle regioni più affascinanti del Paese.

Eh si perchè Lomè, diciamocelo francamente, pur non essendo una capitale da capogiro, merita pur sempre una visita. Situata sul Golfo di Guinea, Lomè è un un ottimo punto di partenza per la scoperta di luoghi che da sud a nord, tra climi variegati e in continuo mutamento, offrono interessanti spunti paesaggistici. 

Se in fatto di viaggi amate tutto ciò che è inedito, o semplicemente ritenete che un viaggio di volontariato in Africa rappresenti molto di più di un semplice sogno da realizzare, vi invito a fare una capatina in Togo. Sappiate che un pizzico di spirito di adattamento è assolutamente indispensabile. Ma niente panico, sono sicuro che andrà tutto bene. 

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Due bambini colti di sorpresa dalla macchina fotografica

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Simone
Simone
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3 Comments

  1. Avatar
    diana

    Bello, mi hai ricordato il mio viaggio in Togo (ormai lontano) e tanti viaggi in Africa… vivere certe esperienze non è da tutti! Un beso

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